Che cos’è la felicità?

Te lo sei mai chiesto? Io si e la risposta l’ho trovata dopo anni di ricerca, per me la felicità è fare ciò che desidero di più e attenzione, se è difficile fare ciò che voglio è ancor di più bello.

Più di qualche volta mi è capitato di ricevere messaggi da persone che vogliono mollare tutto e lasciare il solito lavoro in ufficio. Ci vuole coraggio, ecco cosa penso io! Se questo piccolo, ma fondamentale, ingrediente non ti manca allora continua la lettura, altrimenti fidati, meglio andare a mangiare un gelato in compagnia.

Se sei rimasto o rimasta allora accomodati, sarà una lettura che ti darà diversi spunti per raggiungere quello che tante persone vendono al bar come chiacchiera e che invece pochi effettivamente desiderano realizzare.

Il rifugio non è per tutti

Partiamo da questo assunto, certo so cosa stai pensando: ovvio che non è per tutti! Ma lo è per te? Io voglio aiutarti a raggiungere il tuo sogno ma gestire un rifugio in montagna non è affatto una passeggiata. Voglio quindi smontare l’idea di “eremo di pace” che potresti avere in mente, il rifugio è una azienda che deve girare e a fine giornata deve dare da mangiare a te ma in primis alle persone che lavorano affianco a te. La cosa bella del rifugio, parere personale, è che devi essere sia gestore ma soprattutto cuoco, idraulico, elettricista, soccorritore, tuttofare insomma. In alta montagna non esiste “eh ma….”, ogni scusa la puoi prendere, mettere in tasca e chiudere baracca e burattini.

Se non hai ancora abbandonato la lettura ci siamo, hai quasi superato il test del vero rifugista. Ti spaventa la burocrazia, le gare d’appalto, sei in grado di presentare una proposta valida? Sei in grado di farti dire quel fatidico “si”? In questo caso non si tratta di fare una proposta di matrimonio, è ben più difficile. Qui non ci sono farfalle nello stomaco o persone che conosci, devi convincere chi non ti ha mai visto ad affidarti la sua struttura in gestione per minimo un anno se non di più, e la “baracca” deve girare, chi te la affida lo sa.

Ma ora facciamo un passo indietro e vediamo nel concreto come si fa.

I requisiti minimi del rifugista

Diventare un gestore di rifugi non è semplice ma è sicuramente una delle passeggiate più belle che ci siano. Si parte con una formazione obbligatoria la quale prevede tutta una serie di competenze su legislazione, gestione aziendale, igiene e sicurezza in montagna. Non spaventarti di fronte a questi paroloni, si fa tutto, basta volerlo. Altro aspetto molto importante è l’abilitazione SAB (ovvero l’ex REC) la quale ti permette di gestire la parte della ristorazione del rifugio.

Non può mancare poi tutta la parte HACCP, sicurezza sul lavoro ecce cc. Son tutti corsi brevi, che nel giro di pochi giorni e con relative basse cifre puoi ottenere.

Questa è tutta la parte obbligatoria, non mancano poi altri requisiti come per esempio la conoscenza della montagna. E no non mi riferisco al fatto che sai a menadito dove porta un sentiero piuttosto che un altro. Chi decide a chi affidare i rifugi spesso verifica se di fronte hanno una guida alpina, figura che ha un grande vantaggio su altri. La conoscenza si fa strada anche verso nozioni di meteorologia e soccorso alpino.

Nel tuo bagaglio non dimenticare anche soft skills, come saper gestire lo stress. In agosto e nei picchi della stagione, potresti aver a che fare con 1000 persone al giorno che chiedono ospitalità. Saper risolvere i problemi, pensa ad esempio se stai aspettando 100 persone a mangiare e si rompe un fornello in cucina, disastro vero? Ecco devi essere pronto a risolvere ogni problema che accade in rifugio. Sei in alta montagna, non in centro al paese.

Business plan e BEP

Che termini odiosi, ti giuro non li amo però devono purtroppo far parte del progetto che andrai a mettere in piedi. Dovendo convincere qualcuno a darti le chiavi del rifugio devi convincere con un business plan solido, dove chiaramente tutti i numeri collimano alla perfezione e ti restituiscono un vantaggio economico. Brutto da dire ma ahimè è la realtà alla quale bisogna affidarsi: un rifugio che non ha utili d’esercizio è destinato a chiudere e il progetto a naufragare.

Prenditi del tempo per verificare quali sono tutti i costi, cerca di immaginare le entrate e non dimenticare gli imprevisti. All’interno delle spese non tralasciare le spese riguardanti la logistica, l’autonomia del rifugio e la pubblicità. Ripeto, un rifugio in montagna è una azienda a tutti gli effetti con in aggiunta il fatto che tutto è più difficile da gestire a 2000 metri di altitudine.

Quali rifugi si possono prendere in gestione?

  • Rifugio CAI (Club Alpino Italiano): vanno per la maggiore e se ne trovano spesso in gare pubblicate nei siti delle varie sezioni CAI.
  • Rifugi di enti pubblici (Regioni, Comuni, Parchi): anche questi sono assegnati tramite bandi pubblici. Basta controllare periodicamente i siti delle regioni o dei comuni dove si intende prendere il rifugio in gestione.
  • Rifugi privati: in tal caso si stipula un contratto diretto con il proprietario, le cose sono molto più semplici ma trovarne uno è davvero difficile.

Eccoci qua, probabilmente dirai e mò che faccio? Ci sono io ad aiutarti e assieme al me il mio Mussino Club, che poi non è mio ma è tuo, vostro, di tutti quelli che ne fanno parte. Il Mussino Club è un gruppo di appassionati di montagna che condividono esperienze, progetti, idee e che amano le vette del nostro paese.

Iscrivendoti avrai l’opportunità di venire a conoscenza di tutti i bandi di rifugi di montagna quasi in tempo reale! Ed è tutto gratuito!

Inoltre potrai anche chiedermi consigli o di seguirti in tutta quella che è la noiosa trafila burocratica, ma posso darti il mio sostengo anche se non hai idea di come fare dall’inizio.

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